Una delle cose più belle che stanno accadendo in questo quartiere è che si sta creando davvero una grande solidarietà. Ci sono tantissimi gruppi, tante persone comuni che si sono messe insieme”.

Il quartiere di San Cristoforo è tra quelli più in difficoltà della città. Qui i lavori saltuari sono la regola e quando la città si è fermata per il coronavirus in migliaia sono rimasti senza soldi, neanche quelli per fare la spesa. L’associazione Gammazita è diventata il cuore della solidarietà di San Cristoforo.

Gammazita è nata sei anni fa, in una botteguccia davanti al Castello Ursino, di fronte a una piazzetta piena di macchine e a un grande albero. L’energia di decine di ragazze e ragazzi ha trasformato quello spazio nella “piazza dei libri”, conquistato l’entusiasmo del quartiere e di centinaia di persone. Gammazita ha dato vita al più grande festival del meridione di artisti di strada, l’Ursino Buskers con decine di migliaia di presenze, ha fondato una casa editrice la Lunaria, ha organizzato centinaia e centinaia di eventi, laboratori, assemblee civiche, iniziative per bambine e bambini, un mare di feste di quartiere.

Quando sono arrivate le ordinanze che hanno bloccato la città e la sua piccola economia, la libreria di Gammazita si è subito trasformata in magazzino di generi di prima necessità, gli attivisti hanno lanciato una campagna di raccolta fondi, si sono messi addosso le mascherine e i guanti e hanno iniziato a preparare i pacchi di alimenti da distribuire in quartiere. Senza perdere neanche un attimo, senza aspettare nessuno.

Il quartiere di San Cristoforo ha tantissimo bisogno” dice Daniele Cavallaro, tra i fondatori dell’associazione. “La maggioranza delle persone che ci vivono sono senza tutele. I pescatori non vanno a pescare perché ha chiuso buona parte della pescheria, le signore che fanno le pulizie hanno perso il lavoro, gli ambulanti non stanno uscendo più a vendere, i camerieri non hanno più locali dove prendere servizio”.

Il tabellone delle famiglie che hanno bisogno scorre ogni giorno. Fino ad ora abbiamo dato aiuto a più di 600 famiglie. Ogni giorno ne possiamo coprire dalle 40 alle 80 ma dipende dalle donazioni perché ci vuole una quantità di cibo immensa: sono famiglie numerose, ci sono un sacco di bambini, servono pannolini, omogeneizzati”. Gammazita ha avuto una piccola riconversione industriale, dall’arte, i libri e la musica all’imbustamento di generi di prima necessità: “ci stiamo specializzando in cose che non sapevamo. Non avevamo idea di come si facessero le buste della spesa per così tante persone e quante cose servissero”.

Una solidarietà contagiosa. “Il quartiere sta rispondendo moltissimo. Soprattutto per quanto riguarda le donazioni di generi alimentari. Giornalmente tantissima gente ci porta qualcosa. I commercianti, i ristoratori, alcuni operatori della pescheria, gente comune. C’è pure chi effettua le donazioni economiche”. “La solidarietà arriva soprattutto dai lavoratori, perché solo chi lavora si rende davvero conto di come si può arrivare veramente alla fame”.

L’iniziativa della pescheria solidale è partita dall’idea di “fare due buone azioni in una volta sola. Sostenere il mercato storico della pescheria in assoluta crisi, quasi sempre vuoto. E allo stesso tempo aiutare gli abitanti di San Cristoforo in difficoltà”. Ogni bottega ancora aperta ha un carrello dove chiunque può mettere qualcosa, ogni sera passano gli attivisti, ritirano la merce e la distribuiscono a chi ne ha bisogno.

Gammazita è aperta. Chi può porti beni di necessità, chi può partecipi alla campagna di raccolta fondi, chi può vada a fare la spesa in pescheria. La solidarietà è tantissima. “Questa cosa qui è una delle cose belle della nostra città, che magari uno non si aspetta: e invece in una situazione difficile, questa città ha saputo riscattarsi”.

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